Pace interiore, morte e ricchezza, nella società dei consumi

Achtung, attenzione, warning: questa cagata è frutto di un flusso di coscienza di un nerd insonne, che non avendo altro di meglio da fare, riflette sul valore della vita, dei soldi, e di tutte le altre cagate che questa società occidentale ci infila nel cervello. Nessuna parte di questo testo è stata riletta. Eventuali refusi sono da intendersi come genuini lapsus Freudiani.

Driiin….Drrrriiiiiiiin…..Drrrrriiiiiiiiiiiiiiiiii….SBAM!! KAPUT!!

E così inizia la mattina in quel di Milano, con una sveglia fracassata contro il muro e il mignolino del piede sinistro che manifesta il proprio dissenso, dopo una colluttazione con lo spigolo della lavatrice.

Le prime cose che mi vengono in mente guardandomi allo specchio: ho sonno, voglio dormire, cazzo mi fa male il mignolino, ho un alito da cane morto, è solo martedì e già mi sono rotto le palle.

Penso che dovrei radermi, il rasoio della settimana scorsa mi guarda fiero di sé. Ho l’aspetto di un barbone che ha appena fatto a pugni con godzilla.

Ok, ce la posso fare, l’acqua fredda mi schiarirà le idee. Ho sonno.

FREEEDDDDDAAAAA…. MAPPORCAMAD………

OK ok ok ok… ci siamo.

Credo che ci siano i riscaldamenti spenti. Non ho mai capito che orari faccia la caldaia del condominio. Solitamente è sparata al massimo intorno alle 2 del pomeriggio, e la mattina presto invece è tutto gelido. Chi me lo fa fare di uscire oggi? Sta anche piovendo di brutto.

Ricapitolando, mi sono alzato con un umore pari soltanto al mio alito, fuori c’è un tempo di merda, ho sonno, freddo ed è ancora martedì.

Uno scenario apocalittico che fa da contorno a molti dei miei martedì. Io non li reggo i martedì.

Come si fa a raggiungere la pace interiore, quando i presupposti della giornata non fanno che trascinarti sotto le coperte? Ci sarà un modo?

Iniziamo con il prendere coscienza che i nostri ritmi sono sbagliati. Ebbene si. Da quando lavoro in casa, mi sono risincronizzato su un diverso fuso orario. Mi sveglio alle 11.00 e lavoro tutto il giorno fino alle 2 di notte.

Spostando il fuso di alcune ore in avanti sfrutto le ore dell’alba per dormire (quando il mio corpo raggiunge la temperatura minima), e le ore del pomeriggio sono quelle in cui sono più produttivo. Sono come un motore diesel: ho bisogno di un pranzo/colazione abbondante e di alcune ore di digestione prima di carburare bene.

Una volta partito vado come un treno!

Secondo atto di coscienza: i nostri valori sono sbagliati. Lavoriamo come i muli per 11 mesi l’anno per poi concederci 2 settimane di ferie in estate e 2 settimane in inverno, e dopo le vacanze si ritorna a sgobbare come i muli con l’unico obiettivo di raggiungere le prossime ferie.

Questo è sbagliato. Il lavoro deve essere funzionale alla vita, non viceversa. Lavoro per procurarmi i beni necessari a vivere, cioè il cibo, una casa, i servizi primari. Lavoro per mantenere una piccola famiglia, pagare tasse e bollette, stop. Ma la vita deve essere vissuta, non deve essere un intervallo tra un turno e il successivo.

Ho bisogno di rilassarmi, di leggere, di farmi una passeggiata al parco, di cucinare le lasagne, di mangiare i biscotti fatti dalla mia ragazza, di costruire diavolerie elettroniche, di coltivare i miei passatempi, di ascoltare i miei autori jazz preferiti, di correre con la bici, di scrivere i miei pensieri e di ridere, chiacchierare, godermi la famiglia e la vita.

Ci comportiamo come se dovessimo essere immortali, come se fossimo i robot di una catena di montaggio. Una catena di montaggio che produce prodotti. Prodotti che la gente compra compulsivamente. Li compra perchè la TV gli ha detto di farlo, perchè lo fanno tutti, perchè solo chi compra quei prodotti è una persona che conta. Prodotti che passano di moda con la stessa velocità con cui sono stati fabbricati. E vengono gettati, per essere sostituiti da nuovi prodotti. E se non li getti si rompono, perchè sono fatti con il timer. Li usi tre volte e si rompono e non li ripari. Perchè ripararli costa più che comprare il nuovo modello. E così lavori per pagare il nuovo modello, e per farti 2 settimane di ferie ad Agosto.

Lavora, compra, usa, getta, lavora, lavora, compra, compra, getta, lavora, lavora, usa (poco), compra e getta. Vai al locale perchè fa figo, compri l’oggetto per farlo vedere agli amici, perchè credi che ti piaccia, che sia figo, perchè se lo compri sei qualcuno, e quindi lavori, compri, sei qualcuno. E poi lo getti.

E se dovessi morire domani?

La morte in questo meccanismo non esiste. Tu non puoi morire, sono gli altri che muoiono, quelli al telegiornale. Ma non è che muoiano veramente, no, no. Rimangono sul telegiornale, a rompere i coglioni. Tu non puoi morire, perchè devi farti le ferie il prossimo Agosto, devi comprare il nuovo modello di cellulare con la rubrica che scorre, devi farti il macchinone e devi fare vedere ai tuoi amici che tu hai tutte queste cose, perchè i fighi hanno queste cose, e tu sei figo.

Posso andare controcorrente? Posso? Si?

Allora, vaffanculo! Non ho bisogno di quel modello di cellulare, non ho bisogno di farmi le ferie in Egitto, non voglio il macchinone figo e sì, so che un giorno dovrò morire. Sì, lo so. Perchè sono un essere vivente. Perchè domani potrebbe passarmi sopra un autobus, oppure potrei morire di vecchiaia fra cento anni.

Questo, oggi, non posso saperlo. Ma posso sapere con assoluta certezza che la vita è una soltanto, che è mia e che me la voglio spassare.

Ricalibro i miei valori su queste nuove (o vecchie) considerazioni: lavoro per procurarmi da vivere, quindi vivo, mi diverto, amo, odio, provo emozioni, corro, suono, leggo, coltivo le mie passioni e mi godo la vita, un giorno alla volta.

Il lavoro che fai non ti piace? Manda tutto a fanculo e inventati un lavoro che ti piace, che ti soddisfa e che nello stesso tempo ti consenta di procurarti da vivere. Magari non ti farà ricco, ma a che servono i soldi quando sono troppi? Servono forse a vivere più felici? Avere la macchina più grossa o la villa più bella ti renderanno una persona migliore? E se dovessi morire domani, avresti inseguito in vano l’illusione di vivere felice dentro la villona con accanto il macchinone.

Ogni giorno che passa non tornerà mai più.

Trascorri almeno una parte di ciascun giorno facendo qualcosa di bello, di soddisfacente e di gratificante. Così, almeno, potrai dire di aver vissuto serenamente una parte della tua vita, e manda affanculo tutto e tutti quelli che ti vogliono imbrigliare nella grossa catena di montaggio del consumo.

Fosse per me, torneremmo a vivere dei frutti della terra, coltivando il proprio orticello e vivendo in villaggi rurali come si faceva qualche millennio fa.

E pensandoci bene, se continuiamo a consumare con questo ritmo, non sarà lontano il giorno in cui si tornerà a vivere in povertà, senza l’illusione dei soldi, ma con tanta umanità nel cuore e nella mente.

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