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Grazie a te! Ovvero quando il lessico diventa un optional.

Al bar

– Quanto ti devo?
– Sono 1 euro e 70
– Ecco
– Grazie!
– Grazie a te! (*)

 

In ufficio

– Non funziona <oggetto>
– Lo sistemo in un attimo….. ecco fatto!
– Grazie!
– Grazie a te! (**)

 

(*) Il barista ringrazia il cliente per il pagamento ricevuto, il cliente ringrazia a sua volta per la buona colazione e la cortesia.
(**) L’utente ringrazia il tecnico per il servizio ricevuto, ma il tecnico non riceve nulla in cambio e non dovrebbe ringraziare, bensì dovrebbe dire “Prego”.

La prossima volta che fate un favore, e vi si ringrazia, non sparate un “Grazie a te!” automatico e senza motivo. Un sincero “Prego, non c’è di che” esprime la consapevolezza di aver fatto qualcosa degno di ringraziamento, mentre un robotico “Grazie a te” esprime una forma di fastidioso servilismo.

Quando infatti mi si risponde “Grazie a te” senza che io abbia fatto nulla, mi sembra di avere davanti un servo che mi ringrazia perpetuamente per non averlo picchiato! Usate la testa quando elaborate le frasi e grazie per la lettura.

 

PS: In questo caso rispondereste “prego” oppure “grazie a te”?

Nuovi progetti all’orizzonte

Sto per rilasciare il codice del mio Game Engine 2D multipiattaforma… non è ancora completo, ma non avendo molto tempo per lavorarci preferisco regalarlo piuttosto che lasciargli fare la muffa… L’obiettivo principale è la compatibilità con AmigaOS, MorphOS e AROS, ma anche Windows, Mac OS X e Linux :-)

Poi sto creando una versione migliorata di SD2IEC, usando un Arduino Mega2560 come base di partenza. Rispetto al progetto originale supporta un tastierino ed un display onboard, per switchare le immagini dei floppy senza comandi Basic (e fare così anche lo swap dei dischi a caldo dentro i giochi).

Il terzo progetto è un portale Web integrato con phpBB3 per un nuovo sito/forum sull’informatica e la tecnologia che sto curando con degli amici…

Ma si… mi piace essere multitasking 😀

Stay tuned 😉

Pace interiore, morte e ricchezza, nella società dei consumi

Achtung, attenzione, warning: questa cagata è frutto di un flusso di coscienza di un nerd insonne, che non avendo altro di meglio da fare, riflette sul valore della vita, dei soldi, e di tutte le altre cagate che questa società occidentale ci infila nel cervello. Nessuna parte di questo testo è stata riletta. Eventuali refusi sono da intendersi come genuini lapsus Freudiani.

Driiin….Drrrriiiiiiiin…..Drrrrriiiiiiiiiiiiiiiiii….SBAM!! KAPUT!!

E così inizia la mattina in quel di Milano, con una sveglia fracassata contro il muro e il mignolino del piede sinistro che manifesta il proprio dissenso, dopo una colluttazione con lo spigolo della lavatrice.

Le prime cose che mi vengono in mente guardandomi allo specchio: ho sonno, voglio dormire, cazzo mi fa male il mignolino, ho un alito da cane morto, è solo martedì e già mi sono rotto le palle.

Penso che dovrei radermi, il rasoio della settimana scorsa mi guarda fiero di sé. Ho l’aspetto di un barbone che ha appena fatto a pugni con godzilla.

Ok, ce la posso fare, l’acqua fredda mi schiarirà le idee. Ho sonno.

FREEEDDDDDAAAAA…. MAPPORCAMAD………

OK ok ok ok… ci siamo.

Credo che ci siano i riscaldamenti spenti. Non ho mai capito che orari faccia la caldaia del condominio. Solitamente è sparata al massimo intorno alle 2 del pomeriggio, e la mattina presto invece è tutto gelido. Chi me lo fa fare di uscire oggi? Sta anche piovendo di brutto.

Ricapitolando, mi sono alzato con un umore pari soltanto al mio alito, fuori c’è un tempo di merda, ho sonno, freddo ed è ancora martedì.

Uno scenario apocalittico che fa da contorno a molti dei miei martedì. Io non li reggo i martedì.

Come si fa a raggiungere la pace interiore, quando i presupposti della giornata non fanno che trascinarti sotto le coperte? Ci sarà un modo?

Iniziamo con il prendere coscienza che i nostri ritmi sono sbagliati. Ebbene si. Da quando lavoro in casa, mi sono risincronizzato su un diverso fuso orario. Mi sveglio alle 11.00 e lavoro tutto il giorno fino alle 2 di notte.

Spostando il fuso di alcune ore in avanti sfrutto le ore dell’alba per dormire (quando il mio corpo raggiunge la temperatura minima), e le ore del pomeriggio sono quelle in cui sono più produttivo. Sono come un motore diesel: ho bisogno di un pranzo/colazione abbondante e di alcune ore di digestione prima di carburare bene.

Una volta partito vado come un treno!

Secondo atto di coscienza: i nostri valori sono sbagliati. Lavoriamo come i muli per 11 mesi l’anno per poi concederci 2 settimane di ferie in estate e 2 settimane in inverno, e dopo le vacanze si ritorna a sgobbare come i muli con l’unico obiettivo di raggiungere le prossime ferie.

Questo è sbagliato. Il lavoro deve essere funzionale alla vita, non viceversa. Lavoro per procurarmi i beni necessari a vivere, cioè il cibo, una casa, i servizi primari. Lavoro per mantenere una piccola famiglia, pagare tasse e bollette, stop. Ma la vita deve essere vissuta, non deve essere un intervallo tra un turno e il successivo.

Ho bisogno di rilassarmi, di leggere, di farmi una passeggiata al parco, di cucinare le lasagne, di mangiare i biscotti fatti dalla mia ragazza, di costruire diavolerie elettroniche, di coltivare i miei passatempi, di ascoltare i miei autori jazz preferiti, di correre con la bici, di scrivere i miei pensieri e di ridere, chiacchierare, godermi la famiglia e la vita.

Ci comportiamo come se dovessimo essere immortali, come se fossimo i robot di una catena di montaggio. Una catena di montaggio che produce prodotti. Prodotti che la gente compra compulsivamente. Li compra perchè la TV gli ha detto di farlo, perchè lo fanno tutti, perchè solo chi compra quei prodotti è una persona che conta. Prodotti che passano di moda con la stessa velocità con cui sono stati fabbricati. E vengono gettati, per essere sostituiti da nuovi prodotti. E se non li getti si rompono, perchè sono fatti con il timer. Li usi tre volte e si rompono e non li ripari. Perchè ripararli costa più che comprare il nuovo modello. E così lavori per pagare il nuovo modello, e per farti 2 settimane di ferie ad Agosto.

Lavora, compra, usa, getta, lavora, lavora, compra, compra, getta, lavora, lavora, usa (poco), compra e getta. Vai al locale perchè fa figo, compri l’oggetto per farlo vedere agli amici, perchè credi che ti piaccia, che sia figo, perchè se lo compri sei qualcuno, e quindi lavori, compri, sei qualcuno. E poi lo getti.

E se dovessi morire domani?

La morte in questo meccanismo non esiste. Tu non puoi morire, sono gli altri che muoiono, quelli al telegiornale. Ma non è che muoiano veramente, no, no. Rimangono sul telegiornale, a rompere i coglioni. Tu non puoi morire, perchè devi farti le ferie il prossimo Agosto, devi comprare il nuovo modello di cellulare con la rubrica che scorre, devi farti il macchinone e devi fare vedere ai tuoi amici che tu hai tutte queste cose, perchè i fighi hanno queste cose, e tu sei figo.

Posso andare controcorrente? Posso? Si?

Allora, vaffanculo! Non ho bisogno di quel modello di cellulare, non ho bisogno di farmi le ferie in Egitto, non voglio il macchinone figo e sì, so che un giorno dovrò morire. Sì, lo so. Perchè sono un essere vivente. Perchè domani potrebbe passarmi sopra un autobus, oppure potrei morire di vecchiaia fra cento anni.

Questo, oggi, non posso saperlo. Ma posso sapere con assoluta certezza che la vita è una soltanto, che è mia e che me la voglio spassare.

Ricalibro i miei valori su queste nuove (o vecchie) considerazioni: lavoro per procurarmi da vivere, quindi vivo, mi diverto, amo, odio, provo emozioni, corro, suono, leggo, coltivo le mie passioni e mi godo la vita, un giorno alla volta.

Il lavoro che fai non ti piace? Manda tutto a fanculo e inventati un lavoro che ti piace, che ti soddisfa e che nello stesso tempo ti consenta di procurarti da vivere. Magari non ti farà ricco, ma a che servono i soldi quando sono troppi? Servono forse a vivere più felici? Avere la macchina più grossa o la villa più bella ti renderanno una persona migliore? E se dovessi morire domani, avresti inseguito in vano l’illusione di vivere felice dentro la villona con accanto il macchinone.

Ogni giorno che passa non tornerà mai più.

Trascorri almeno una parte di ciascun giorno facendo qualcosa di bello, di soddisfacente e di gratificante. Così, almeno, potrai dire di aver vissuto serenamente una parte della tua vita, e manda affanculo tutto e tutti quelli che ti vogliono imbrigliare nella grossa catena di montaggio del consumo.

Fosse per me, torneremmo a vivere dei frutti della terra, coltivando il proprio orticello e vivendo in villaggi rurali come si faceva qualche millennio fa.

E pensandoci bene, se continuiamo a consumare con questo ritmo, non sarà lontano il giorno in cui si tornerà a vivere in povertà, senza l’illusione dei soldi, ma con tanta umanità nel cuore e nella mente.

De spaccatione balatorum

… un breve trattato sull’arte dello “Spaccare le Balate”.

Cosa sono le “Balate”?

Le Balate sono quelle pesantissime lastre di pietra o marmo, usate per le pavimentazioni urbane o per le costruzioni di antichi palazzi e monumenti.

Cosa si intende per “Spaccare le Balate”?

Questa espressione si riferisce ad una dimostrazione di forza, reale o figurata. Una spiccata abilità intellettuale può essere applicata per “Spaccare le Balate” in senso lato. Significa anche “superare gli ostacoli spaccandoli con la forza bruta“.

Chiunque nella sua vita può scegliere di iniziare a spaccare le balate. La cosa essenziale da fare è smettere di frignare, rimboccarsi le maniche, guardarsi allo specchio e prendersi a schiaffi 2 ore al giorno per una settimana. Questo trattamento serve per aumentare l’autostima.

Dopo una settimana, si può sentire già un forte stimolo dentro di se. Bisogna prendere coscienza delle proprie capacità, fisiche e intellettuali, e bisogna dire a se stessi “Ce la posso fare, anch’io posso spaccare le balate!“.

L’apprendista, a questo punto,  può intraprendere l’arte dello spaccamento delle balate, seguito da un Maestro Spaccatore di Balate (in inglese Balads Breaker Monk), che lo guiderà attraverso le tecniche, nell’esatto ordine in cui sto per presentarle.

Tecniche di spaccamento delle balate

Esistono varie tecniche per spaccare le balate. Si suddividono principalmente in base al grado di difficoltà. Maggiore la difficoltà, migliore sarà l’abilità dello spaccatore. Uno spaccatore di balate tende sempre ad affinare le proprie abilità per passare al livello successivo.

Ecco le varie tecniche suddivise per livello:

  1. Spaccare le balate con il martello.
    Tecnica rude e adatta ai principianti.
  2. Spaccare le balate a calci.
    Richiede un certo allenamento e una certa destrezza.
  3. Spaccare le balate con le mani.
    Variante più raffinata dello spaccare le balate a calci.
  4. Spaccare le balate a testate.
    Per attuare questa tecnica ci vogliono anni di allenamento, una ferrea disciplina e tanta determinazione.
  5. Spaccare le balate chi scagghiuna (con gli incisivi)
    Giunti a questo livello, l’apprendista ha la piena padronanza delle tecniche di spaccamento delle balate. Spaccare le balate con i denti rappresenta l’arte più sopraffina ad oggi nota. Si rende necessario un periodico affilamento dei suddetti scagghiuna.
  6. (tecnica sperimentale) Spaccare le balate con la forza del pensiero.
    Non si conoscono ancora i segreti di questa tecnica. Pare che un paio di compari di uno sperduto paesino Siciliano, stiano sperimentando segretamente questa misteriosa forma di arte spaccatoria. Se la tecnica si rivelasse efficace, si pensa che i suddetti sarebbero in grado di conquistare il mondo con la sola forza del pensiero.

E tu? Che cosa aspetti a spaccare le balate?

    Diario Nerd #6

    Alcuni pensieri sparsi sulle caratteristiche del Nerd Alternativo o über-Nerd.

    Dopo diversi, lunghissimi, millisecondi di ponderazione, ecco a voi un elenco in ordine sparso di fatti e caratteristiche che differenziano il Nerd semplice dallo über-Nerd:

    – Il Nerd installa almeno 8 sistemi operativi sul suo computer
    – Lo über-Nerd installa lo stesso sistema operativo su almeno 8 diverse architetture di computer

    – Il Nerd sa che imparare il linguaggio Assembly farà di lui un Nerd migliore
    – Lo über-Nerd sa che imparare “almeno” il C++ gli servirà se non vuole rimanere troppo isolato

    – Il Nerd conosce a memoria tutti i comandi della shell di Linux
    – Lo über-Nerd installerà un’altra shell, almeno finchè non ne troverà una che assomiglia al Commodore BASIC v2

    – Il Nerd conosce a memoria tutte le sigle e le caratteristiche delle ultimissime CPU Intel, comprese quelle che devono ancora uscire
    – Lo über-Nerd conosce a memoria tutte le sigle e le caratteristiche delle primissime CPU Intel, comprese quelle che non sono mai uscite

    – Il Nerd regolarmente ogni 6 mesi prova ad installare Mac OS X sul suo PC standard, prima in nativo, poi con VirtualBox, e infine con VMWare
    – Lo über-Nerd regolarmente ogni 6 settimane prova ad installare AROS sul suo PC standard, prima in nativo, poi con VirtualBox, e infine con VMWare

    – Il Nerd conosce a memoria tutte le strategie per vincere agli scacchi e per risolvere il cubo di Rubik e il Sudoku
    – Lo über-Nerd ha provato almeno una volta a scrivere un algoritmo per vincere agli scacchi e per risolvere il cubo di Rubik e il Sudoku

    – Il Nerd sa che la risposta alla vita all’universo e a tutto quanto è 42
    – Lo über-Nerd sa che google sa che la risposta alla vita all’universo e a tutto quanto è 42